Racconti Saggi

Che cos’è l’amore

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Che cos’è l’amore

 

Un giorno un ragazzo chiese al vecchio saggio del paese quale fosse la cosa più forte.
Il saggio dopo qualche minuto gli rispose:
“Le cose più forti al mondo sono nove:
Il ferro è più forte, ma il fuoco lo fonde.
Il fuoco è forte, ma l’acqua lo spegne.
L’acqua è forte ma nelle nuvole evapora.
Le nuvole sono forti ma il vento le disperde.
Il vento è pure esso forte ma la montagna lo ferma.
La montagna è forte, ma l’uomo la conquista.
L’uomo è forte ma purtroppo la morte lo vince”.
“Allora è la morte la più forte!”
– lo interruppe il ragazzo –
“No” – continuò il vecchio saggio –
“l’amore… sopravvive alla morte!”
(Anonimo)

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L’amore è la vera ricchezza.
L’amore non si compra. Si può solo riceverlo in dono.
Pensa, quant’è prezioso!
Paramhansa Yogananda – 108 Palpiti d’Amore

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La Chiave dell’Amore
* Perché l’amore diventi il potere supremo della tua vita, devi amare come non hai mai fatto prima. Devi innamorarti della vita!
* Vedi solo amore, senti solo amore, parla solo d’amore, e prova amore con tutto il tuo cuore!
* Non c’è limite né fine alla quantità d’amore che puoi provare ed è già tutto dentro di te!
Tu sei fatto d’amore.
* Ogni giorno comunica alla legge d’attrazione le cose che ami, scegliendole e sentendole.
* Se non stai bene e vuoi cambiare il tuo modo di sentire, o se invece vuoi potenziare le tue emozioni positive, prenditi un paio di minuti per scorrere mentalmente la lista di quello che più ami
* Il tuo compito è amare il più possibile ogni giorno * Impegnati, giorno dopo giorno, a notare tutto quello che ami intorno a te.

The Power – Byrne Rhonda

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Felice è chi è capace di amare molto.
Ma amare e desiderare non sono la stessa cosa.
Hermann Hesse

 

Quali sono i sintomi dell’essere innamorati? Tre.
Primo, assoluta soddisfazione.
Nient’altro è più necessario, neanche Dio.
Secondo, non c’è futuro.
Questo istante d’amore è l’eternità. Non c’è alcun momento successivo, alcun futuro, alcun domani. L’amore accade nel presente.
E terzo, tu cessi di esistere, non esisti più.
Se ci sei ancora, non sei ancora entrato nel tempio dell’amore. Osho

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I sei ciechi e l’elefante

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                              I sei ciechi e l’elefante

 

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I sei ciechi e l’elefante

C’erano una volta sei saggi che vivevano insieme in una piccola città.
I sei saggi erano ciechi.
Un giorno fu condotto in città un elefante. I sei saggi volevano conoscerlo, ma come avrebbero potuto essendo ciechi?
“Io lo so”, disse il primo saggio , “ lo toccheremo.”
“Buona idea”, dissero gli altri ,”così scopriremo com’è fatto un elefante.”
I sei saggi cosi andarono dall’elefante.
Il primo saggio si avvicinò all’animale e gli toccò l’orecchio grande e piatto. Lo sentì muoversi lentamente avanti e indietro, producendo una bella arietta fresca e disse: “L’elefante è come un grande ventaglio”.
Il secondo saggio invece toccò la gamba: “Ti sbagli. L’elefante è come un albero”, affermò.
“Siete entrambi in errore”, disse il terzo. “L’elefante è simile a una corda”. mentre gli toccava la coda.
Subito dopo il quarto saggio toccò con la mano la punta aguzza della zanna .”Credetemi, l’elefante è come una lancia”, esclamò.
“No, no”, disse il quinto saggio “che sciocchezza!” , “l’elefante è simile ad un’alta muraglia”, mentre toccava il fianco alto dell’elefante.
Il sesto nel frattempo aveva afferrato la proboscide. “Avete torto tutti”, disse, “l’elefante è come un serpente!”
“No, come una fune”.
“No, come un ventaglio”.
“Come un Serpente!”
“Muraglia!”
“Avete torto!” “No ho ragione io!”
I sei ciechi per un’ora continuarono a urlare l’uno contro l’altro e non riuscirono mai a scoprire come fosse fatto un elefante! (Parabola Indù) – I sei ciechi e l’elefante

 

La credenza che la realtà che ognuno vede sia l’unica realtà è la più pericolosa di tutte le illusioni.
Paul Watzlawick

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Le cose non cambiano, tu cambi il modo di guardarle, ecco tutto.
Carlos Castaneda

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Buddha e il torrente

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buddha osho

 

Buddha e il torrente

Un giorno Buddha stava attraversando una foresta.
Era assetato, per cui disse ad Ananda, il suo primo discepolo: “Ananda, torna indietro. A qualche miglio da qui abbiamo attraversato un torrente. Portami un po’ d’acqua”.Ananda tornò indietro, ma quando raggiunse il torrente vide che alcuni carri che l’avevano attraversato ne avevano agitate le acque che erano ormai diventate fangose.
Ritornò da Buddha a mani vuote…
Ma Buddha insistette, e gli ripeté: “Torna indietro e portami dell’acqua da quel torrente”.
Ananda non comprendeva quell’insistenza, ma ritornò al torrente.
E mentre si stava incamminando, Buddha gli disse: “E non tornare, se l’acqua è ancora sporca. Se è sporca, siediti semplicemente sulla riva, in silenzio. Non fare nulla, non entrare nel torrente. Siedi sulla riva in silenzio e osserva”.
Ananda tornò al torrente.
Buddha aveva ragione. L’acqua era ora quasi limpida, le foglie erano ridiscese sul fondo e il fango si era sedimentato. Ma il torrente ancora non era cristallino, per cui Ananda si sedette sulla riva e osservò semplicemente lo scorrere dell’acqua. Pian piano il torrente diventò limpido come cristallo.
Allora tornò, danzando, porse l’acqua a Buddha e lo ringraziò: “Ora riesco a comprendere il messaggio: era ciò di cui avevo effettivamente bisogno in questo momento. La stessa cosa infatti è vera per la mia mente. Se mi butto nell’acqua tornerò a renderla fangosa. Se mi tuffo nella mente nasceranno più problemi, altri torneranno in superficie. Sedendo di fianco al torrente ho appreso la tecnica… ora mi siederò di fianco alla mia mente, ne osserverò tutta la sporcizia e tutti i problemi e tutte le foglie morte e le ferite e i rancori e i ricordi e i desideri. Senza farmi coinvolgere, distaccato, siederò sulla riva e aspetterò il momento in cui ogni cosa sarà limpida come cristallo”.

dal libro di Osho “Buddha”

 

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Il Discepolo Ubriacone

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                                                        Il Discepolo Ubriacone

Zen-Monk

Il discepolo ubriacone

Un maestro aveva centinaia di discepoli.
Tutti pregavano all’orario giusto, tranne uno, che era sempre brillo.
Passò del tempo..il maestro si fece vecchio.
Alcuni degli allievi più virtuosi cominciarono a discutere su chi sarebbe stato il nuovo leader del gruppo, colui che avrebbe ricevuto gli importanti segreti della Tradizione.
Alla vigilia della sua morte, però, il maestro chiamò il discepolo ubriacone e gli trasmise i segreti occulti.
Una vera e propria ribellione si diffuse fra gli altri.
“Che vergogna!” esclamavano per le strade.
“Ci siamo sacrificati per un maestro sbagliato, che non sa vedere le nostre qualità.”
Udendo la confusione all’esterno, il maestro agonizzante disse: “Dovevo trasmettere questi segreti a un uomo che conoscessi bene. Tutti i miei allievi erano molto virtuosi, e mostravano solo le loro qualità.
Questo è pericoloso; spesso, la virtù serve a nascondere la vanità, l’orgoglio e l’intolleranza.
“Per questo ho scelto l’unico discepolo che conoscevo veramente bene, giacché potevo vedere il suo difetto: l’ubriachezza.”

(Storia Zen)

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I Tre Colini di Socrate

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                                I Tre Colini di Socrate

 

socrate

 

I tre colini di Socrate

 

Un giorno un uomo andò a trovare Socrate e gli disse: “Sai cosa ho saputo su un tuo amico?”
“Un istante”, rispose Socrate. Prima che tu mi racconti ciò che desideri, vorrei farti un test.  Quello dei tre colini.
“I tre colini?” chiese l’uomo.
“Prima di raccontarmi tutto quello che vuoi sugli altri, è buono avere del tempo per filtrare quello che va detto. Questo è ciò che io intendo per il test dei tre colini. Il primo colino è quello della Verità. Hai verificato che quello che mi stai per dire è la verità?”, disse Socrate.
“No. L’ho semplicemente sentito…” rispose l’uomo.

“Va bene. Non sai quindi se è vero. Proviamo a filtrarlo in un altro modo utilizzando il secondo colino, quello della Bontà. Quello che stai per dirmi sul mio Amico, è qualcosa di buono?”, chiese Socrate.

“Ah no! Al contrario…” rispose l’uomo.
“Quindi”, continua Socrate, “tu mi vuoi raccontare qualcosa di cattivo su di lui e non sai neanche se le cose che mi stai per dire sono vere o meno. Puoi però ancora passare il test, perché ti resta ancora il terzo colino, quello dell’Utilità. E’ utile che tu mi dica ciò che avrebbe fatto il mio Amico?”
“…non veramente…” rispose un po’ sconcertato l’uomo.
“Allora”, concluse Socrate, “se ciò che mi vuoi raccontare non è né vero, né buono, né utile, perché me lo vuoi dire?”

 

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Due Vasi – storiella zen

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                                    Due Vasi – storiella zen

 

I due vasi

 

Due Vasi  – storiella zen

Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle.
Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto, ed era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, mentre quello crepato arrivava mezzo vuoto.
Per due anni interi andò avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.

Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati. Ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.

Dopo due anni che si rendeva conto del proprio amaro fallimento, un giorno parlò alla donna lungo il cammino:
“Mi vergogno di me stesso, perché questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa”.

La vecchia sorrise:
“Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso? È perché io ho sempre saputo del tuo difetto, perciò ho piantato semi di fiori dal tuo lato del sentiero ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola. Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa”.
Ognuno di noi ha il proprio specifico difetto. Ma sono la crepa e il difetto che ognuno ha a far sì che la nostra convivenza sia interessante e gratificante.
Bisogna prendere ciascuno per quello che è e vedere ciò che c’è di buono in lui.

 

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