Siamo davvero carnivori?

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Evoluzione o involuzione?

Evoluzione o involuzione?

Siamo davvero carnivori?

Analizziamo le varie possibilità.

Gli animali carnivori, in realtà, differiscono da noi sia a livello anatomico sia fisiologico, biochimico e psicologico. Essi infatti, per esempio, “salivano” (l’equivalente della nostra “acquolina in bocca”) alla vista della preda e non si accontentano di mangiarne solo alcuni tagli, per lo più cucinati, come fa l’uomo, ma ne mangiano le carni crude direttamente dalla carcassa, con gusto, leccandone il sangue ancora caldo e gli altri fluidi con piacere, oltre a frantumare e ingerire le piccole ossa e le loro cartilagini. Al contrario molti di noi amano gli animali e sicuramente non ci viene l’acquolina in bocca all’idea di ammazzare un coniglio a mani nude e affondare i nostri denti dentro le sue carni. Così come penso che la maggior parte di noi inorridisca al pensiero di mangiarne uno appena morto, ancora fresco, crudo e sanguinante, masticandone ossa, cartilagini, visceri, pezzi di grasso, nonché peli e parassiti che inevitabilmente li accompagnano, e tanto meno ami succhiare il loro sangue e sbrodolarsi viso, mani e corpo. Questi comportamenti non fanno parte della nostra natura, non si attagliano ai nostri concetti di gentilezza e compassione. Non esiste nessun modo “umano” di uccidere un’altra creatura, di qualsiasi specie si tratti.

Se vogliamo entrare nel merito delle differenze anatomiche tra noi e gli animali carnivori, tanto per citarne alcune, siamo diversi nel modo di camminare (siamo bipedi e non quadrupedi), non abbiamo la coda, la nostra lingua è liscia e non ruvida, non abbiamo artigli per lacerare la pelle e le carni della preda, bensì pollici opponibili che ci permettono, ad esempio, di raccogliere in pochi istanti frutti a sufficienza per un pasto.

Abbiamo solo un paio di ghiandole mammarie sul petto, a differenza delle molteplici paia sull’addome dei carnivori, dormiamo circa un terzo del ciclo di 24 ore, mentre i carnivori dormono e riposano per 18-20 ore al giorno.

La maggior parte dei carnivori può digerire microbi che sarebbero mortali per noi, come quelli che causano botulismo (malattia dovuta a intossicazione alimentare che conduce a paralisi muscolare progressiva).

Noi sudiamo attraverso i pori di tutta la pelle mentre i carnivori solo dalla lingua.

I carnivori possono fabbricare la loro vitamina C mentre noi dobbiamo assumerla col cibo.

Il nostro movimento laterale della mascella ci permette di frantumare il cibo, caratteristica unica degli animali che si nutrono di cibi vegetali, mentre i carnivori non hanno la masticazione laterale.

I molari dei carnivori sono appuntiti e affilati mentre i nostri sono principalmente piatti, per ridurre in poltiglia il cibo.

Tutti gli esemplari di animali che si nutrono di vegetali, compresi gli uomini se sono sani, hanno saliva e urina alcaline, mentre esse sono acide nei carnivori ed inoltre mentre questi ultimi prosperano con una dieta di cibi acidificanti, tale dieta è molto nociva, se non letale, per l’uomo perché lo predispone ad un’ampia gamma di stati patologici.

Il pH dell’acido cloridrico (che permette di digerire le proteine animali) dei carnivori è almeno 10 volte maggiore del nostro ed inoltre i carnivori secernono un enzima chiamato “uricasi” che può degradare l’acido urico derivante dalla digestione della carne mentre noi, non possedendolo, dobbiamo ricorrere a minerali alcalini che ne neutralizzino l’acidità (prevalentemente usiamo il calcio prelevato dal nostro scheletro). Come conseguenza si formano i cristalli di acido urico (che sono solo uno dei tanti inconvenienti derivanti dal nutrirsi di carne), che danno origine, o contribuiscono, all’insorgere di gotta (infiammazione molto dolorosa a livello articolare che può evolvere in forme di artrite cronica deformante), artrite, reumatismi e borsiti. Inoltre, i depositi di cristalli di acido urico possono anche formarsi nei reni, causando calcolosi renale, oppure nel tessuto sottocutaneo, con la formazione di noduli. […]

I nostri enzimi digestivi sono invece attrezzati per la digestione della frutta, grazie alla “ptialina” (o amilasi) contenuta nella saliva. Inoltre, mentre glucosio e fruttosio (gli zuccheri della frutta) forniscono carburante alle nostre cellule senza affaticare il pancreas (a patto di consumare pochi grassi nella dieta, come vedremo più avanti), i carnivori possono contrarre il diabete se la loro dieta è predominata da frutta.

[…] Il nostro tratto intestinale misura all’incirca 12 volte la lunghezza del nostro torso, il che permette l’assorbimento lento di zuccheri ed altri nutrienti contenuti nell’acqua della frutta, quello dei carnivori misura solo 3 volte circa la lunghezza del loro torso e questo per evitare che la carne vada in putrefazione all’interno dell’animale. E nonostante le secrezioni fortemente acide, degli animali carnivori, per digerire ed assorbire la carne mangiata, nonché la ridotta lunghezza del tubo digerente, le loro feci dimostrano la putrefazione delle proteine e l’irrancidimento dei grassi. Facile immaginare cosa succede nel nostro intestino, quando ci cibiamo di prodotti animali!

Un’ obiezione può nascere spontanea: “Ma anche se fosse vero che l’uomo non era originariamente carnivoro (o comunque onnivoro), bisogna pur considerare che essendosi nutrito di carne per così tanto tempo, avrà sicuramente sviluppato un adattamento tale per cui la carne deve essere ora parte imprescindibile della sua dieta!”. Un’ulteriore riflessione personale: l’uomo è il più intelligente di tutti gli animali e credo che potrebbe sfruttare questo dono per aiutare i suoi simili, umani e non, a vivere al meglio, nella maggiore armonia possibile. Se è vero, come sostengono taluni, che in natura “pesce grande mangia pesce piccolo”, per indicare una legge naturale di sopravvivenza, è anche vero che l’uomo ha sviluppato una consapevolezza maggiore di quella di tutti gli altri animali, che non si trova più in natura e che, salvo casi eccezionali, ha tutte le possibilità per nutrirsi di tutti i cibi che vuole senza dover ricorrere all’uccisione dell’animale. Oltretutto, nella grande maggioranza dei casi, aborriamo l’idea di ammazzare personalmente l’animale, così pure come la vista e l’odore del macello e dobbiamo delegare qualcun altro a uccidere in nostra vece, in quanto la maggior parte di noi, se dovesse togliere la vita all’animale in prima persona, dovendo assistere al suo terrore prima della morte, smetterebbe di mangiare la carne all’istante.

Inoltre dobbiamo mimetizzare la carne animale mangiandone solo alcuni “tagli” del muscolo e di alcuni organi, nonché cucinarla e camuffarla con condimenti. Diciamo che il nostro “gustare una bella bistecca” si è fermato, fino ad oggi, al solo piacere sensoriale (ottenuto comunque con cottura e condimenti), senza fino ad ora riflettere su ciò che questo comporta in termini di crudeltà gratuita e disumanità.

Ma questo è l’iter attraverso cui tutti quanti, anche chi come me è diventato vegano, sono passati. Magari non abbiamo mai riflettuto abbastanza su quanto letto finora, magari fino ad oggi non ce la siamo sentita di effettuare il cambiamento di un’abitudine così inveterata, forse non abbiamo avuto la forza di opporci al modo di pensare e di nutrirsi di chi ci sta intorno, non abbiamo avuto il coraggio di erigerci ad esempio e abbiamo preferito seguire la massa. Oppure abbiamo temuto di incorrere in qualche carenza nutrizionale privandoci di un’alimentazione a base carnea, o di non potere prosperare fisicamente in termini di vigore, salute ed estetica, come ognuno di noi giustamente si augura o, ancora, che diventeremmo anemici se ce ne privassimo, ecc.. Mille possono essere le motivazioni ma… c’è sempre tempo per un cambiamento che, fra le altre cose, non può che giovare enormemente alla nostra salute, fisica, mentale e spirituale. […]

L’ idea, sempre più radicata, secondo cui per costruire i propri muscoli si debba ricorrere a massicce dosi di carni animali, non è fondata, basti pensare ad esempio alla splendida muscolatura dei cavalli, che si nutrono principalmente di fieno, oppure alla massiccia ed imponente muscolatura dell’elefante (pure erbivoro). Ogni specie è stata predestinata a prosperare con il proprio tipo di alimentazione specifica, uomo compreso, e a trasformare, tramite il proprio sistema digerente, il suo cibo elettivo nei costituenti di cui ha bisogno. Così come ad esempio il cane e il gatto possono mangiare i cibi tipici di cui si nutre l’uomo, tipo pasta o pane o biscotti, ecc., ma finiranno inevitabilmente per deteriorare la loro salute e contrarre malattie più o meno gravi, anche l’uomo può sopravvivere nutrendosi di cibi non idonei alla sua specie, ma con le inevitabili conseguenze.

L’analisi comparativa evidenzia che l’uomo ha caratteristiche anatomiche e funzionali completamente diverse dagli animali carnivori. […]

In più, oltre ad essere stato provato che l’eccesso di proteine animali è alla base di quasi tutte le malattie odierne, bisogna considerare che la cottura della carne provoca la denaturazione delle proteine, rendendone gli aminoacidi che le costituiscono, parzialmente o totalmente inservibili. Questa è la ragione per cui esse sono riconosciute dal corpo come elementi estranei e quindi vengono isolate ed eliminate, senza essere usate minimamente, a scapito di un superlavoro di fegato e reni che porta a molteplici patologie. Per di più i grassi presenti nella carne sono senza dubbio i peggiori, ricchi di acidi grassi saturi e, una volta cotti, sono responsabili dì malattie degenerative, dall’ipercolesterolemia all’infarto cardiaco, al cancro. Un altro fatto su cui riflettere è che successivamente all’uccisione dell’animale si manifesta il “rigor mortis”, cioè la rigidità cadaverica, e i muscoli dell’animale si irrigidiscono. Questa è la ragione per cui i macellai devono talvolta aspettare alcuni giorni, se non settimane, per la “frollatura”, cioè l’ammorbidimento progressivo delle carni, che è l’anticamera della putrefazione. In questa fase si possono formare sostanze tossiche, a cui si aggiungono l’acido lattico, emesso durante l’irrigidimento, e altre tossine prodotte dall’animale per la paura della morte imminente, nonché le sostanze calmanti che gli sono state somministrate per renderlo meno nervoso prima dell’uccisione.

Farmaci antibiotici (somministrati non solo a titolo anti infettivo, ma anche per aumentare l’assimilazione del foraggio da parte dell’animale e accelerarne la crescita), mangimi chimici, colesterolo causato dallo stile di vita sedentario a cui sono obbligati gli animali di allevamento: sono tutte sostanze che andranno a gravare sul nostro fegato.

Inoltre la carne, essendo priva di fibre come tutti i prodotti animali, necessita di un lungo transito intestinale, che favorisce una lunga permanenza di feci nel colon, con conseguente putrefazione batterica e rischio di cancro.

(tratto da “DEA Dieta Energia Alta” di Marco Urbisci)

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