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Tutti i cuccioli sono bambini

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Tutti i cuccioli sono bambini

 

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Tutti i cuccioli sono bambini

Avrei voluto stringerti a me e proteggerti da tutti i mali del mondo.
Tu che sei nato in una notte di luna piena e subito ti sei attaccato alla tua dolce mamma che non ha pensato ad altro che prendersi immediatamente cura di te, lavandoti e strusciando il suo dolce muso sul tuo corpicino esile ma già pieno di vita. Una vita breve ma intensa che hai vissuto nella magia della natura. Una natura che ti ha regalato le prime sensazioni olfattive, l’odore dell’erbetta fresca, dei primi fiori sbocciati, della paglia in cui ti addormentavi la sera. Vederti sgambettare nel prato, rincorrerti con i tuoi piccoli amici per poi tornare dalla tua mamma al suo insistente richiamo, era per me una vera gioia.

In fondo siete dei bambini anche voi, avete una mamma che vi ama e che vi protegge, e che quando vi allontanate troppo vi richiama a sé. Anche la mia si comporta così, le nostre mamme si assomigliano molto.

Come sai venivo da te ogni pomeriggio, mi attaccavo alla bassa staccionata di legno e tu ti avvicinavi piano piano, poi passavi con il tuo musetto nello spazio tra un’asse e l’altra per prendere dalle mie mani l’erba che ti porgevo. La tua mamma non ti perdeva di vista, pur restando tranquilla a distanza. Forse perché si fidava di me. Mi piaceva osservarti mentre bevevi il suo latte e dopo ti adagiavi sul terreno chiudendo gli occhi, un po’ per il sonno dopo la poppata un po’ per il sole che li colpiva con i suoi potenti raggi primaverili. Sembrava che sorridessi, allora anch’io sorridevo e sentivo dentro una tenerezza immensa.

Ieri, mentre mi avvicinavo come sempre al pascolo, ho udito un belare continuo, come quando la tua mamma ti chiamava, ma più forte, più intenso. Tante mamme che belavano e più nessun bambino. Ho fatto tutto il giro del piccolo gregge ma non c’eri. Ero stranita e non sapevo davvero spiegarmi dove fossi finito. Poi è arrivato l’uomo che la sera vi chiude nella stalla. Gli ho chiesto dove foste e lui mi ha risposto che era arrivato il camion la mattina. Solo questo, poi se n’è andato. Il camion. Così sono corsa a casa e ho chiamato la nonna, dovevo avere delle spiegazioni.

Adesso, quando il tempo me lo permette, mi corico tutti i pomeriggi sull’erba, chiudo gli occhi e ti immagino vicino a me. Appoggio delicatamente la mia mano sul tuo morbido pelo e lo accarezzo, sento il tuo odore, un miscuglio di latte e paglia, e mi addormento sentendoti vivo.

Oggi so che l’uomo nero esiste davvero, e che il mondo non è quel meraviglioso pascolo in cui ogni giorno mi immergevo.

Ma la primavera, quella nessuno può portarcela via. Così io combatterò per sempre, perché i bambini, le mamme e i papà di ogni specie possano vivere felici, amarsi e godersi tutte le primavere del mondo.

-Valentina Suyren-

Leggi Aforismi sugli Animali

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7 Buoni Motivi per Mangiare la Frutta

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7 Buoni motivi per mangiare la frutta

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7 Buoni motivi per mangiare la frutta 

1- Per i micronutrienti
Vitamine e sali minerali si trovano in abbondanza nella frutta fresca. Le prime hanno un’importanza fondamentale nel metabolismo di grassi e carboidrati e hanno il compito di proteggere e regolare le funzioni di tutto il nostro organismo. I secondi, fondamentali nelle reazioni biochimiche dell’organismo, fungono da veri e propri riparatori e sostenitori dei vari tessuti.

2- Per i fitonutrienti e gli antiossidanti
I fitonutrienti sono composti chimici che proteggono sia la pianta che il nostro organismo dall’attacco di malattie. Sono anche dei potentissimi antiossidanti capaci di neutralizzare i radicali liberi, molecole ossidate che altrimenti provocherebbero la distruzione delle altre cellule.
3- Per gli enzimi
Gli enzimi sono fondamentali per tutti i processi vitali. Quelli contenuti nella frutta fresca, quindi non distrutti dalla cottura, svolgono un’importante lavoro durante la digestione e aiutano la produzione di altri enzimi all’interno del corpo.
4- Per le proteine
Spesso vi chiederanno “Ma con la frutta dove le prendi le proteine?” Semplice la risposta: la frutta contiene tutti gli aminoacidi essenziali che formano le proteine. Il vantaggio, rispetto alle proteine animali (non adatte all’uomo) che una volta ingerite dovranno essere scisse e ricomposte creando un affaticamento inutile al nostro organismo, è che il nostro corpo sarà rifornito naturalmente e senza lavoro extra di proteine perfette ed immediatamente utilizzabili.
5- Per i nostri sensi
Provate ad osservare il vostro frutto preferito, guardatene il colore, accarezzate la sua buccia, poi apritelo e chiudete gli occhi. Portatelo al naso e percepite il suo profumo, infine addentaleto per gustarne la sua deliziosa polpa zuccherina. A quel punto vi renderete conto di quanta meraviglia c’è in quello che avete sempre considerato solo un semplice frutto.
6- Per una perfetta forma
Un frutto impiega circa dieci minuti a passare dallo stomaco all’intestino ed infine i suoi nutrienti ad essere assorbiti nel sangue. Di conseguenza consumare un pasto di frutta non crea accumulo nella regione del ventre donandoci una linea perfetta.

7- Per ritornare alle origini
L’uomo ha origini frugivore. La nostra dentatura priva di canini enormi ed appuntiti, la nostra mandibola adatta a mordere cibi morbidi, la saliva alcalina, le nostre mani prensili perfette per raccogliere sono solo alcune della caratteristiche che fanno di noi dei perfetti mangiatori di frutta. Provare per credere.

Valentina Suyren

leggi altri aforismi vegani

(Alcune delle informazioni riportate nell’articolo le potete trovare nel libro Dea Dieta Energia Alta)

5 Buoni Motivi Per Essere Vegan

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5 Buoni Motivi Per Essere Vegan

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5 Buoni Motivi Per Essere Vegan

1-  Per amore degli animali

Un’alimentazione vegana abbatte le barriere mentali che ci tengono distanti dagli animali aumentando dolcemente la dose di empatia che mette positivamente in contatto il nostro essere con il loro.

Gli animali sono miei amici… e io non mangio i miei amici. (George Bernard Shaw)

2- Per il rispetto dell’ambiente

Modificare la propria dieta a favore del consumo di alimenti di origine vegetale influisce positivamente su ogni aspetto dell’ambiente, diminuisce infatti il consumo di energia, quello dell’acqua e delle emissioni di gas serra, conseguenze nefaste dell’allevamento intensivo.

I nostri pronipoti troveranno barbara l’usanza di nutrirsi di animali. Nei prossimi anni milioni di persone sceglieranno di mangiare a un gradino più basso della catena alimentare, così da permettere che milioni di altri possano ottenere quanto occorre per sopravvivere. Se ciò succederà, aumenterà il livello di salute globale – nostra, del Sud del mondo, del pianeta.
(
Jeremy Rifkin)

3- Per una vita lunga e salutare

Sostituendo le proteine animali con quelle vegetali rimettiamo il nostro organismo in condizioni perfette per vivere a lungo ed in ottima salute.

I benefici prodotti da una dieta a base di cibi di origine vegetale sono molto più vari e stupefacenti di qualsiasi farmaco o intervento chirurgico impiegati nella pratica medica. (T. Colin Campbell, The China Study)

4- Per ritornare alle origini

Aumentando il consumo di frutta e verdura, anche allo stato crudo, aumenta il contatto tra noi ed il nostro corpo pulito dalle tossine e percepiamo uno stato di benessere fisico e spirituale che non abbiamo mai provato prima.

 Amici miei, evitate di corrompere il vostro corpo con cibi impuri; ci sono campi di frumento, mele così abbondanti da piegare gli alberi dei rami, uva che riempie le vigne, erbe gustose e verdure da cuocere. La terra offre una grande quantità di ricchezze, di alimenti puri, che non provocano spargimento di sangue né morte. (Pitagora)

5- Per una cucina più varia e deliziosa

Scopriamo un’immensa varietà di cibi che stimolano i nostri sensi e stupiscono piacevolmente anche chi ci sta attorno.

E’ bello sedersi a tavola senza doversi preoccupare di che cosa è morto il nostro cibo. (John Harvey Kellogg)

-Valentina Suyren-

Mucche viola e Peppa Pig

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Mucche viola e Peppa Pig

Chi di voi non ha mai conosciuto un bambino che disegnasse le mucche viola?

Io, a causa di una certa deformazione professionale, invito sempre i miei piccoli artisti a disegnare e colorare le cose in modo che rispecchino la realtà, a meno che non si tratti di opere fantasiose. Al di là di certi tecnicismi che riguardano la mia categoria, questo particolare mi ha sempre molto colpito e scatenato in me profonde riflessioni.

La prima riflessione riguarda la pubblicità e il suo potere incantativo e fuorviante, per esempio tanto da convincere che le mucche siano tutte viola!

La seconda gli adulti, che assecondano la pubblicità nella sua martellante opera di lavaggio dei cervelli dei bambini. Sì, perché sono proprio loro le vittime più ambite, i privilegiati destinatari di questo bombardamento mediatico. Penso a certe aziende, al loro spietato lavoro di marketing e a certi normali cittadini come ad una grande associazione a delinquere, più o meno cosciente. Dico “più o meno cosciente” perché molte persone ignorano la grande bufala alla quale ogni giorno partecipano.

In questo discorso nel quale abbiamo individuato chiaramente le piccole vittime umane, dobbiamo necessariamente ricordarci di un’altra categoria, altrettanto debole e senza possibilità di sfuggire alla nostra associazione criminale: gli animali.

Vi presento i più rappresentativi, quelli che godono anche di una notevole fama.
La Mucca Lola, felice e sorridente “mucca dal latte di Alta Qualità”, la Mucca Milka che debutta nel 1972 con il suo allegro ed accattivante colore viola ed inonda i golosi di fiumi di cioccolata, e la più giovane Peppa Pig, dolce maialina che frequenta la scuola materna e vuole tanto bene ai suoi genitori. Il suo colore preferito è il rosso, e questo la dice lunga sui messaggi subliminali che lancia.

Oggi ogni bambino conosce questi personaggi, li disegna, li colora, legge e parla di loro, ed ignora che ogni giorno se li ritrova nel panino dell’intervallo o nel piatto di pranzo e cena.
Ogni bambino ignora che Mucca Milka e Mucca Lola non vivono felici e coccolate tra le Alpi Svizzere o nella migliore stalla del mondo, ma vengono spremute fino alla morte perché possiamo gustarci, a discapito anche della nostra salute, il loro latte sotto forma dei più svariati alimenti.

Mucche ingravidate artificialmente, o per meglio dire -stuprate-, perché è di stupro che si tratta, rimpinzate di ormoni, antibiotici e munte meccanicamente fino a provocare loro dolorose mastiti.Madri, private del loro sacrosanto diritto alla maternità, a cui viene sottratto il proprio cucciolo ancora bagnato e con la placenta attaccata perché non si azzardi a toccare quel prezioso liquido bianco che dovrà arrivare sui banchi dei nostri supermercati. Mucche e vitellini piangono per giorni cercandosi, e questo non lo dico io ma lo dicono gli allevatori. Mucche munte fino a cadere a terra stremate, per essere finite in un putrido macello, e vitelli maschi soppressi o messi all’ingrasso in piccoli box dove non hanno alcuna possibilità di movimento, soli e disperati tanto da, in certi casi, lasciarsi morire.

E Peppa Pig? Almeno lei se la passerà meglio? Certo, nei fumetti e nei cartoni animati.

La realtà è ben più dura. La vita dei maiali è breve ed intrisa di sporco e di dolore. Lo stupro costante per “produrre” sempre di più, la gravidanza ed il parto in fredde e strette gabbie di ferro, senza possibilità di movimento “per non schiacciare i piccoli”, l’ingrasso in orrendi stabulari che ne provocano la pazzia. Ed infine la morte.

Questa è in breve la realtà che i bambini non conoscono. Loro adorano Peppa Pig e continuano a disegnare con amore mucche viola. E mentre durante l’intervallo mi mostrano con orgoglio le loro “merende gentili”, termine coniato da noi per indicare cibi senza derivati animali, io sogno un mondo migliore.

Valentina Suyren

Il Latte. Un mito da sfatare.

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E’ naturale?

Il latte. Un mito da sfatare.

La storia del latte è una delle pagine più oscure di questi tempi. Vediamo il perché.

Si crede comunemente che il contenuto di calcio del latte di mucca lo renda un cibo essenziale per prevenire il problema della ossa fragili, specie nei bambini. Il problema è che, anche se il latte può essere un modo efficiente per incamerare calcio dal cibo, ha anche molti svantaggi, in particolare un contenuto di grassi saturi molto alto.

UN PO’ DI STORIA a partire dalla fonte.

Il latte di mucca

Quasi tutto il latte di mucca ha 59 ormoni attivi, allergeni in gran quantità, grasso e colesterolo ( non facilmente metabolizzabili dall’organismo umano). La maggior parte del latte di mucca contiene quantità misurabili di erbicidi, insetticidi e diossina fino a 2.200 volte il livello di sicurezza, fino a 52 potenti  antibiotici, sangue, pus, batteri e virus. (Il latte di mucca può avere tracce di qualsiasi cosa che la mucca mangi incluso fuoriuscite radioattive provenienti dagli esperimenti nucleari.) Uno di quei 59 ormoni è un potente ormone della crescita (IGF-1). Questo ormone è come una cellula di combustibile per qualsiasi cancro.

Il latte viene di solito pastorizzato più di una volta. Da tenere presente anche che a temperatura ambiente, il numero di batteri del latte raddoppia ogni 20 minuti circa. Le mucche inserite nel ciclo industriale del latte ( ogni mucca deve “rendere” 60 lt di latte al giorno – mentre di norma ne dovrebbe produrre solo al massimo 15-20 al di’ e per il proprio vitello, ciò significa che e’ pompata per produrre 3 volte di più delle sue salubri necessita’). Un inciso: Negli USA, la Monsanto commercializza da anni un ormone chiamato RBGH, che serve per aumentare a dismisura la produzione di latte delle vacche. La produzione esasperata, con conseguente mungitura intensiva, provoca spesso provoca spesso mastiti le quali, oltre che essere terribilmente dolorose per l’animale, finiscono con il far colare pus nel latte munto e devono essere curate con antibiotici, che certamente passano nel latte e che è dubbio vengano distrutti dal processo di pastorizzazione. Ciò non significa che in Europa non si usino altre sostanze per aumentare la produzione di l atte e, imprevedibili conseguenze degli alimenti ogm a parte con i quali vengono alimentate le nostre vacche. Le mucche inoltre vengono collegate alle mungitrici in maniera intensiva per ottenerne il massimo sfruttamento possibile con conseguente dolore e mastiti croniche dell’animale.

MITO DA SFATARE!

Come un usuraio, il latte presta un po’ di calcio, ma, alla fine, ne consuma più di quello che dà. Le proteine del latte, sommate a quelle provenienti da carne e pesce, costringono l’organismo a sottrarre calcio all’osso per poter provvedere al loro smaltimento. Infatti, la salute dell’osso dipende molto più da quei fattori che impediscono le perdite di calcio dall’organismo che dalla semplice quantità di calcio assunta. Quasi tutto il calcio dell’organismo è contenuto nello scheletro, che è la banca del calcio. Il calcio viene perso continuamente attraverso le urine, le feci e il sudore, e queste perdite vengono reintegrate attingendo ai depositi di calcio nell’osso, che cede quindi calcio in continuazione. Il calcio immagazzinato nell’osso viene poi reintegrato con quello alimentare. Esiste dunque quello che viene chiamato “bilancio del calcio”: bisogna che il calcio assunto con la dieta sia maggiore di quello perso, altrimenti il bilancio è negativo, e si va incontro all’osteoporosi. In generale, nelle popolazioni che consumano molto latte l’incidenza di osteoporosi è maggiore, mentre è rara nei paesi dove non si beve latte. É noto che tra gli esquimesi, che assumono oltre 2.000 mg di calcio al giorno, l’osteoporosi dilaga. Vari studi, tra i quali l’Harvard Nurses’ Health Study, che ha seguito clinicamente oltre 75.000 donne per dodici anni, mostrano che l‘aumentato consumo di latticini è associato con un rischio di fratture più elevato.

Il latte, dunque, è si’ l’alimento ideale, ma solo per il lattante, e solo il latte umano! Di seguito sono elencati alcuni problemi correlati al consumo di latte in adulti e bambini.

  • Carenza di ferro: il latte ha un bassissimo contenuto di ferro (0.2 mg/100 mg di latte), e per riuscire a raggiungere la dose di ferro raccomandata di 15 mg al giorno, un bambino dovrebbe bere 7.5 litri di latte. In aggiunta, il latte è responsabile di perdite di sangue dal tratto intestinale, che contribuiscono a ridurre i depositi di ferro dell’organismo.
  • Diabete Mellito: su 142 bambini diabetici presi in esame in uno studio, il 100% presentava nel sangue livelli elevati di un anticorpo contro una proteina del latte vaccino. Si ritiene che questi anticorpi siano gli stessi che distruggono anche le cellule pancreatiche produttrici di insulina.
  • Calcio: la verdura a foglia verde, come la cicoria, la rucola, il radicchio e la bieta, è una fonte di calcio altrettanto valida, se non addirittura migliore, del latte.
  • Contenuto di grassi: ad eccezione del latte scremato, il latte e i prodotti di sua derivazione sono ricchi di grassi saturi e colesterolo, che favoriscono l’insorgenza di arteriosclerosi.
  • Contaminanti: il latte viene frequentemente contaminato con antibiotici, ormoni della crescita, oltre che con gli erbicidi e i pesticidi veicolati dal foraggio. Inoltre i trattamenti di sterilizzazione permettono in realtà la sopravvivenza nel latte di germi, e la Direttiva Europea 92/46/CE stabilisce un limite non superiore ai 100 mila germi per mL. La stessa Direttiva ammette anche un contenuto non superiore a 400 mila per mL di “cellule somatiche”, il cui nome comune è “pus”.
  • Lattosio: molti soggetti di asiatici o africani sono incapaci di digerire lo zucchero del latte, il lattosio, con conseguenti coliche addominali, gas e diarrea. Il lattosio, poi, se viene digerito, libera il galattosio, un monosaccaride che è stato messo in relazione con il tumore dell’ovaio.
  • Allergie: il latte è uno dei maggiori responsabili di allergie alimentari: durante la sua digestione, vengono rilasciati oltre 100 antigeni (sostanze che innescano le allergie). Spesso i sintomi sono subdoli e non vengono attribuiti direttamente al consumo di latte, ma molte persone affette da asma, rinite allergica, artrite reumatoide, migliorano smettendo di assumere latticini.
  • Coliche del lattante: le proteine del latte causano coliche addominali, un problema che affligge un lattante su cinque, perché se la madre assume latticini, le proteine del latte vaccino passano nel latte materno. In 1/3 dei lattanti al seno affetti da coliche, i sintomi sono scomparsi dopo che la madre ha smesso di assumere questi cibi.

(tratto da “Impariamo a mangiare sano con i cibi vegetali”, SSNV©2005)

 

“La gloriosa reputazione del latte di vacca come bevanda fortificante e rimineralizzante, grazie al calcio in esso contenuto sta per cadere dal suo antico piedistallo. Diverse ricerche hanno portato medici e ricercatori a considerarlo nocivo per l’uomo. Queste le numerose ragioni che dovrebbero quindi portarci a eliminare dalla nostra alimentazione il latte di vacca e i suoi derivati: burro, formaggio, panna, yogurt e gelati.”   [Dottor Jean Seignalet, gastroenterologo e immunologo presso la facoltà di Medicina all’Università di Montpellier (Francia)]

“Bere tre bicchieri di latte al giorno equivale a mangiare dodici fette di pancetta oppure un big mac e una porzione di patatine fritte”. [prof. Walter Willett, 2001].

Siamo davvero carnivori?

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Evoluzione o involuzione?

Evoluzione o involuzione?

Siamo davvero carnivori?

Analizziamo le varie possibilità.

Gli animali carnivori, in realtà, differiscono da noi sia a livello anatomico sia fisiologico, biochimico e psicologico. Essi infatti, per esempio, “salivano” (l’equivalente della nostra “acquolina in bocca”) alla vista della preda e non si accontentano di mangiarne solo alcuni tagli, per lo più cucinati, come fa l’uomo, ma ne mangiano le carni crude direttamente dalla carcassa, con gusto, leccandone il sangue ancora caldo e gli altri fluidi con piacere, oltre a frantumare e ingerire le piccole ossa e le loro cartilagini. Al contrario molti di noi amano gli animali e sicuramente non ci viene l’acquolina in bocca all’idea di ammazzare un coniglio a mani nude e affondare i nostri denti dentro le sue carni. Così come penso che la maggior parte di noi inorridisca al pensiero di mangiarne uno appena morto, ancora fresco, crudo e sanguinante, masticandone ossa, cartilagini, visceri, pezzi di grasso, nonché peli e parassiti che inevitabilmente li accompagnano, e tanto meno ami succhiare il loro sangue e sbrodolarsi viso, mani e corpo. Questi comportamenti non fanno parte della nostra natura, non si attagliano ai nostri concetti di gentilezza e compassione. Non esiste nessun modo “umano” di uccidere un’altra creatura, di qualsiasi specie si tratti.

Se vogliamo entrare nel merito delle differenze anatomiche tra noi e gli animali carnivori, tanto per citarne alcune, siamo diversi nel modo di camminare (siamo bipedi e non quadrupedi), non abbiamo la coda, la nostra lingua è liscia e non ruvida, non abbiamo artigli per lacerare la pelle e le carni della preda, bensì pollici opponibili che ci permettono, ad esempio, di raccogliere in pochi istanti frutti a sufficienza per un pasto.

Abbiamo solo un paio di ghiandole mammarie sul petto, a differenza delle molteplici paia sull’addome dei carnivori, dormiamo circa un terzo del ciclo di 24 ore, mentre i carnivori dormono e riposano per 18-20 ore al giorno.

La maggior parte dei carnivori può digerire microbi che sarebbero mortali per noi, come quelli che causano botulismo (malattia dovuta a intossicazione alimentare che conduce a paralisi muscolare progressiva).

Noi sudiamo attraverso i pori di tutta la pelle mentre i carnivori solo dalla lingua.

I carnivori possono fabbricare la loro vitamina C mentre noi dobbiamo assumerla col cibo.

Il nostro movimento laterale della mascella ci permette di frantumare il cibo, caratteristica unica degli animali che si nutrono di cibi vegetali, mentre i carnivori non hanno la masticazione laterale.

I molari dei carnivori sono appuntiti e affilati mentre i nostri sono principalmente piatti, per ridurre in poltiglia il cibo.

Tutti gli esemplari di animali che si nutrono di vegetali, compresi gli uomini se sono sani, hanno saliva e urina alcaline, mentre esse sono acide nei carnivori ed inoltre mentre questi ultimi prosperano con una dieta di cibi acidificanti, tale dieta è molto nociva, se non letale, per l’uomo perché lo predispone ad un’ampia gamma di stati patologici.

Il pH dell’acido cloridrico (che permette di digerire le proteine animali) dei carnivori è almeno 10 volte maggiore del nostro ed inoltre i carnivori secernono un enzima chiamato “uricasi” che può degradare l’acido urico derivante dalla digestione della carne mentre noi, non possedendolo, dobbiamo ricorrere a minerali alcalini che ne neutralizzino l’acidità (prevalentemente usiamo il calcio prelevato dal nostro scheletro). Come conseguenza si formano i cristalli di acido urico (che sono solo uno dei tanti inconvenienti derivanti dal nutrirsi di carne), che danno origine, o contribuiscono, all’insorgere di gotta (infiammazione molto dolorosa a livello articolare che può evolvere in forme di artrite cronica deformante), artrite, reumatismi e borsiti. Inoltre, i depositi di cristalli di acido urico possono anche formarsi nei reni, causando calcolosi renale, oppure nel tessuto sottocutaneo, con la formazione di noduli. […]

I nostri enzimi digestivi sono invece attrezzati per la digestione della frutta, grazie alla “ptialina” (o amilasi) contenuta nella saliva. Inoltre, mentre glucosio e fruttosio (gli zuccheri della frutta) forniscono carburante alle nostre cellule senza affaticare il pancreas (a patto di consumare pochi grassi nella dieta, come vedremo più avanti), i carnivori possono contrarre il diabete se la loro dieta è predominata da frutta.

[…] Il nostro tratto intestinale misura all’incirca 12 volte la lunghezza del nostro torso, il che permette l’assorbimento lento di zuccheri ed altri nutrienti contenuti nell’acqua della frutta, quello dei carnivori misura solo 3 volte circa la lunghezza del loro torso e questo per evitare che la carne vada in putrefazione all’interno dell’animale. E nonostante le secrezioni fortemente acide, degli animali carnivori, per digerire ed assorbire la carne mangiata, nonché la ridotta lunghezza del tubo digerente, le loro feci dimostrano la putrefazione delle proteine e l’irrancidimento dei grassi. Facile immaginare cosa succede nel nostro intestino, quando ci cibiamo di prodotti animali!

Un’ obiezione può nascere spontanea: “Ma anche se fosse vero che l’uomo non era originariamente carnivoro (o comunque onnivoro), bisogna pur considerare che essendosi nutrito di carne per così tanto tempo, avrà sicuramente sviluppato un adattamento tale per cui la carne deve essere ora parte imprescindibile della sua dieta!”. Un’ulteriore riflessione personale: l’uomo è il più intelligente di tutti gli animali e credo che potrebbe sfruttare questo dono per aiutare i suoi simili, umani e non, a vivere al meglio, nella maggiore armonia possibile. Se è vero, come sostengono taluni, che in natura “pesce grande mangia pesce piccolo”, per indicare una legge naturale di sopravvivenza, è anche vero che l’uomo ha sviluppato una consapevolezza maggiore di quella di tutti gli altri animali, che non si trova più in natura e che, salvo casi eccezionali, ha tutte le possibilità per nutrirsi di tutti i cibi che vuole senza dover ricorrere all’uccisione dell’animale. Oltretutto, nella grande maggioranza dei casi, aborriamo l’idea di ammazzare personalmente l’animale, così pure come la vista e l’odore del macello e dobbiamo delegare qualcun altro a uccidere in nostra vece, in quanto la maggior parte di noi, se dovesse togliere la vita all’animale in prima persona, dovendo assistere al suo terrore prima della morte, smetterebbe di mangiare la carne all’istante.

Inoltre dobbiamo mimetizzare la carne animale mangiandone solo alcuni “tagli” del muscolo e di alcuni organi, nonché cucinarla e camuffarla con condimenti. Diciamo che il nostro “gustare una bella bistecca” si è fermato, fino ad oggi, al solo piacere sensoriale (ottenuto comunque con cottura e condimenti), senza fino ad ora riflettere su ciò che questo comporta in termini di crudeltà gratuita e disumanità.

Ma questo è l’iter attraverso cui tutti quanti, anche chi come me è diventato vegano, sono passati. Magari non abbiamo mai riflettuto abbastanza su quanto letto finora, magari fino ad oggi non ce la siamo sentita di effettuare il cambiamento di un’abitudine così inveterata, forse non abbiamo avuto la forza di opporci al modo di pensare e di nutrirsi di chi ci sta intorno, non abbiamo avuto il coraggio di erigerci ad esempio e abbiamo preferito seguire la massa. Oppure abbiamo temuto di incorrere in qualche carenza nutrizionale privandoci di un’alimentazione a base carnea, o di non potere prosperare fisicamente in termini di vigore, salute ed estetica, come ognuno di noi giustamente si augura o, ancora, che diventeremmo anemici se ce ne privassimo, ecc.. Mille possono essere le motivazioni ma… c’è sempre tempo per un cambiamento che, fra le altre cose, non può che giovare enormemente alla nostra salute, fisica, mentale e spirituale. […]

L’ idea, sempre più radicata, secondo cui per costruire i propri muscoli si debba ricorrere a massicce dosi di carni animali, non è fondata, basti pensare ad esempio alla splendida muscolatura dei cavalli, che si nutrono principalmente di fieno, oppure alla massiccia ed imponente muscolatura dell’elefante (pure erbivoro). Ogni specie è stata predestinata a prosperare con il proprio tipo di alimentazione specifica, uomo compreso, e a trasformare, tramite il proprio sistema digerente, il suo cibo elettivo nei costituenti di cui ha bisogno. Così come ad esempio il cane e il gatto possono mangiare i cibi tipici di cui si nutre l’uomo, tipo pasta o pane o biscotti, ecc., ma finiranno inevitabilmente per deteriorare la loro salute e contrarre malattie più o meno gravi, anche l’uomo può sopravvivere nutrendosi di cibi non idonei alla sua specie, ma con le inevitabili conseguenze.

L’analisi comparativa evidenzia che l’uomo ha caratteristiche anatomiche e funzionali completamente diverse dagli animali carnivori. […]

In più, oltre ad essere stato provato che l’eccesso di proteine animali è alla base di quasi tutte le malattie odierne, bisogna considerare che la cottura della carne provoca la denaturazione delle proteine, rendendone gli aminoacidi che le costituiscono, parzialmente o totalmente inservibili. Questa è la ragione per cui esse sono riconosciute dal corpo come elementi estranei e quindi vengono isolate ed eliminate, senza essere usate minimamente, a scapito di un superlavoro di fegato e reni che porta a molteplici patologie. Per di più i grassi presenti nella carne sono senza dubbio i peggiori, ricchi di acidi grassi saturi e, una volta cotti, sono responsabili dì malattie degenerative, dall’ipercolesterolemia all’infarto cardiaco, al cancro. Un altro fatto su cui riflettere è che successivamente all’uccisione dell’animale si manifesta il “rigor mortis”, cioè la rigidità cadaverica, e i muscoli dell’animale si irrigidiscono. Questa è la ragione per cui i macellai devono talvolta aspettare alcuni giorni, se non settimane, per la “frollatura”, cioè l’ammorbidimento progressivo delle carni, che è l’anticamera della putrefazione. In questa fase si possono formare sostanze tossiche, a cui si aggiungono l’acido lattico, emesso durante l’irrigidimento, e altre tossine prodotte dall’animale per la paura della morte imminente, nonché le sostanze calmanti che gli sono state somministrate per renderlo meno nervoso prima dell’uccisione.

Farmaci antibiotici (somministrati non solo a titolo anti infettivo, ma anche per aumentare l’assimilazione del foraggio da parte dell’animale e accelerarne la crescita), mangimi chimici, colesterolo causato dallo stile di vita sedentario a cui sono obbligati gli animali di allevamento: sono tutte sostanze che andranno a gravare sul nostro fegato.

Inoltre la carne, essendo priva di fibre come tutti i prodotti animali, necessita di un lungo transito intestinale, che favorisce una lunga permanenza di feci nel colon, con conseguente putrefazione batterica e rischio di cancro.

(tratto da “DEA Dieta Energia Alta” di Marco Urbisci)